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Astapiana Villa Giusso

Sospesa tra cielo e mare, una villa monumentale sul golfo di Sorrento
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Astapiana Villa Giusso, penisola Sorrentina

In penisola sorrentina, squisita ospitalità in affascinante dimora storica del 1600. Ai suoi ospiti, offre un’oasi di tranquillità e di benessere e relax, regalando un panorama meraviglioso su Sorrento e sul Vesuvio. In posizione strategica per visitare Sorrento (10 km), Pompei (22 km) e Amalfi (40 km).

E’ difficile immaginare di essere a pochi km da Sorrento (10 km), Pompei (22 km), e Amalfi (40 km)e al contempo lontano dalla folla e dal traffico, ma ogni dubbio svanisce man mano che ci si avvicina ad Astapiana Villa Giusso. Sospesa tra cielo e mare, questa dimora d’altri tempi, così piena di vita passata …ma presente, suggerisce il bisogno di tornare in pace con sé stessi e con gli altri, attraverso la contemplazione della natura e la riscoperta dei ritmi del mondo agricolo.

Questa dimora storica del 1600, in origine monastero camaldolese, offre ai suoi ospiti un’oasi di tranquillità e benessere, regalando un panorama stupendo su Sorrento e sul Golfo di Napoli. Agli ospiti sono riservate 6 camere, arredate con autentici mobili dell’epoca e un piccolo appartamento indipendente, ideale per 4 persone. La colazione è a buffet e viene servita nell’antica cucina maiolicata, dove ci si ritrova anche la sera per la cena, caratterizzata da tradizionali ricette che danno ampio spazio ai prodotti freschi e genuini dell’azienda. Gli ospiti potranno godere il piacevole relax della terrazza panoramica, addentrarsi nella campagna, passeggiare nel parco di lecci secolari o cimentarsi nel salutare percorso benessere “vita e natura”.

L’ospitalità:
Le camere sono situate nell’edificio principale la grande foresteria o nelle adiacenti cellette dei monaci. Nell’antica foresteria si respira un’atmosfera d’altri tempi, qui le camere, dotate di bagno privato, hanno il fascino del passato, con mobili d’epoca e letti in ferro battuto.
Le cellette, sono delle piccole dépendances che sono state oggetto di un attento restauro. Le camere sono molto accoglienti e graziose. Inoltre, alle cellette, gli ospiti hanno a disposizione un proprio spazio esterno.
A disposizione, per coloro che desiderano soggiornare una settimana in piena autonomia l’intera celletta “Annunciata”. Ideale per quattro persone, è dotata di due camere – San Cesare e Affresco – una matrimoniale e l’altra doppia, ciascuna con bagno, nonché di un grazioso angolo cucina.

L’azienda:
Il complesso di Villa Giusso Astapiana rappresenta un modello di insediamento umano mantenutosi in armonia con la natura e sviluppatosi nel rispetto dell’ambiente che lo circonda.
L’azienda è situata a 400 m sul livello del mare, in splendida posizione naturale dominante la penisola sorrentina.
La tenuta è costituita da numerosi corpi di fabbrica ed è circondata da circa 15 ettari di terreno, in parte ad uliveto, a vigneto e orti, in parte a boschi di castagno. Vi si svolgono numerose attività: un’area molto vasta è occupata dalle piante di ulivo, quindi dove il terreno è più asciutto, troviamo i vigneti. C’è poi l’area destinata agli animali da cortile (galline, oche, papere) e alle nostre mucche, Carolina e Margherita. Nei boschi di castagno invece si ha la possibilità di fare passeggiate con apposite sezioni di osservazione naturalistica. In una zona più vicina ai fabbricati e alle cisterne di acqua piovana, troviamo gli orti, l’angolo delle piante aromatiche, e gli alberi della frutta antica (sorbi, giuggiolo, corbezzoli pluricentenari).

La storia di Astapiana Villa Giusso

Astapiana viene ricordata per la prima volta (con l’antico nome di Astichiano) nel 1578 da Monsignor Sacra, il quale, in una sua relazione apostolica, lamenta lo stato di rovina in cui versa l’antica chiesetta di S. Maria in Jerusalem, di probabile origine angioino-aragonese.

All’inizio del secolo XVII, la zona di Vico Equense viene scelta per l’erezione di un monastero camaldolese e nel 1604, su pressante invito del principe di Conca e signore di Vico Equense, Matteo di Capua e grazie al generoso lascito di un certo Cesare Zaffarano, vennero iniziati i lavori, terminati tre anni più tardi.

Furono costruite dodici celle per i monaci e due foresterie, una delle quali di notevoli dimensioni e pregio per la cucina maiolicata. Inoltre, venne realizzata una doppia cinta muraria su cui spiccavano due torrette. Mancava soltanto una chiesa degna del complesso religioso, divenuto intanto sede di priorato. Vi fu posto rimedio in due successive occasioni: inizialmente nel 1641, quando sul luogo dell’antica chiesetta ne sorse un’altra, consacrata a S. Maria in Jerusalem e a S. Romualdo, fondatore dell’ordine camaldolese; un secolo più tardi si procedette ad un rinnovamento della costruzione rifacendola fin dalle fondamenta.

La nuova chiesa, terminata nel 1774, a navata unica e quattro cappelle laterali, venne abbellita da cinque altari (particolarmente notevole quello principale, che ebbe in seguito vicissitudini singolari) e da tre grandi tele commissionate a Nicola Cacciapuoti: la Natività, come pala d’altare e, per i muri della navata, la Salita al Calvario e la Crocifissione. Tale splendore, tuttavia, durò poco: nel 1807, durante la dominazione napoleonica, gli enti ecclesiastici vennero aboliti e gli ordini monastici sciolti. I monaci dovettero abbandonare il convento, incamerato dal regio demanio e l’intero complesso versò in stato di abbandono. In particolare andarono dispersi i volumi della biblioteca e la chiesa venne spogliata, l’altare maggiore fu portato a S. Marcellino a Napoli e nel Duomo di Sorrento poi (ove attualmente occupa il posto d’onore, pur se ormai smembrato).

Nella foresteria maggiore trovò rifugio, nel 1815, Gioacchino Murat in fuga dopo la sconfitta militare.

L’ex monastero, divenuto Sito Reale dopo il ritorno dei Borbone sul trono di Napoli, venne quindi ceduto al duca Luigi Giusso che vi impiantò una produzione sperimentale per il regno: la bachicoltura. Essa ebbe un ottimo avvio, ma dopo alcuni decenni dovette esser