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Posted by user1131 on Luglio 17, 2015
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Villa d’Este è un assoluto capolavoro del giardino italiano, patrimonio mondiale inserita nella lista dei siti UNESCO.

L’impressionante  concentrazione di fontane, i ninfei, le suggestive grotte, i meravigliosi giochi d’acqua e musiche idrauliche, l’hanno resa nel tempo un modello unico, emulato svariate volte nei giardini europei sia del manierismo che del barocco.

Da considerare inoltre lo straordinario contesto paesaggistico, artistico e storico in cui la villa è inserita, il comune di Tivoli,  che non annovera soltanto questo straordinario capolavoro ma presenta altresì i resti prestigiosi di ville antiche come Villa Adriana.

Le imponenti costruzioni e le terrazze sopra terrazze, fanno inevitabilmente pensare ai Giardini pensili di Babilonia, meraviglia del mondo antico;  l’acquedotto ed un traforo sotto la città, rievocano senza dubbio la sapienza ingegneristica dell’epoca romana.

Il cardinale Ippolito II d’Este, deluso per la mancata elezione pontificia, volle far rivivere qui i fasti delle corti di Ferrara, Roma e Fointanebleau e tra i suoi desideri vi era anche la rinascita della magnificenza di Villa Adriana.

Fu governatore di Tivoli dal 1550 e già da allora ebbe l’idea di realizzare un giardino nel pendio della “Valle gaudente”.

Soltanto dopo il 1560 fu messo a punto il programma architettonico e iconologico della Villa, grazie al genio del pittore-archeologo-architetto Pirro Ligorio e successivamente realizzato dall’architetto  Alberto Galvani.

La direzione dei lavori per la decorazione delle sale del Palazzo venne affidata a famosi protagonisti del tardo manierismo romano, Livio Agresti, Federico Zuccari, Durante Alberti, Girolamo Muziano, Cesare Nebbia e Antonio Tempesta.

Nel 1605 il cardinale Alessandro d’Este stabilì un ulteriore programma di interventi per il restauro e per la riparazione dei danni alla vegetazione e agli impianti idraulici. Detto progetto prevedeva anche una serie di innovazioni all’assetto del giardino e alla decorazione delle fontane.

Ulteriori lavori furono eseguiti tra il 1660/70, quando intervenne finalmente Gianlorenzo Bernini.

Purtroppo, intorno al XVIII secolo, la mancata manutenzione causò la decadenza del complesso, aggravata successivamente  con il passaggio della proprietà alla Casa d’Asburgo.

Il giardino fu lentamente abbandonato ed i giochi idraulici che non venivano più utilizzati, andarono in rovina. La collezione di statue antiche, fu completamente smembrata e trasferita.

Lo stato di degrado continuò fino alla metà del XIX secolo, periodo in cui il cardinale Gustav von Hohelohe, ottenuta la villa dai duchi di Modena, diede inizio ad una nuova serie di lavoro per evitare il totale degrado del complesso.

Da allora la villa ricominciò ad essere un’essenziale punto di riferimento culturale, e il cardinale ospitò abitualmente  il musicista Franz Liszt che proprio qui, probabilmente ispirato dall’unicità del luogo,  compose Giochi d’acqua a Villa d’Este per pianoforte, e tenne, nel 1879, uno dei suoi ultimi concerti.

Nel corso della prima guerra mondiale la villa divenne proprietà dello stato; aperta al pubblico e interamente restaurata.

Un successivo radicale rifacimento venne eseguito dopo la seconda guerra mondiale, per riparare i danni provocati dai bombardamenti.

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