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Posted by user1131 on Settembre 11, 2015
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Il castello reale di Racconigi è situato in provincia di Cuneo, a poca distanza da Torino.

Durante la sua storia millenaria ha subito  numerosi rimaneggiamenti e divenne di proprietà dei Savoia nella seconda metà del XIV secolo. Successivamente  fu residenza ufficiale del ramo dei Savoia-Carignano ed in seguito venne eletto sede delle “Reali Villeggiature”della famiglia reale dei re di Sardegna, poi re d’Italia in estate ed in autunno.

Divenuto un polo culturale e museale molto frequentato, esso rientra nel circuito delle Residenze Sabaude del Piemonte, del sistema Castelli Aperti del Basso Piemonte e dal 1997 è parte del sito seriale residenze sabaude. E’ altresì inserito nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.

Nel 1372 Federico II di Saluzzo diede in pegno il castello ai conti Falletti. Dopo alcuni anni ritornò di proprietà dei Marchesi di Saluzzo e nella seconda metà del XIV secolo, un figlio illegittimo dell’ ultimo principe di Savoia-Acaia, riuscì ad ottenere il feudo ed il castello di Racconigi, dando in tal modo inizio alla dinastia dei Savoia-Racconigi.

Nel 1620 Carlo Emanuele I di Savoia lo donò a suo figlio Tommaso Francesco di Savoia, capostipite della dinastia Savoia-Carignano.  All’epoca la struttura era quella di un classico castello medievale e rimase presso invariata fino alla metà del XVII secolo, periodo in cui fu sottoposto ad un primo rimaneggiamento per volere del figlio di Tommaso, Emanuele Filiberto, che commissionò a Carlo Guarini, nel 1676 la completa trasformazione della fortezza in “Villa di delizie“.

Egli innalzò un grande corpo centrale con copertura “a pagoda” ed inoltre, sulla base delle due torri angolari della facciata settentrionale, sviluppò i due padiglioni di quattro piani, sormontati da un tetto a cupola quadrangolare con lanterne in marmo bianco. Il grandioso progetto del Guarini non si limitò alla trasformazione dell’edificio, ma grazie  anche l’affiancamento dell’ architetto francese André Le Nôtre, venne anche risistemato il vasto parco.

Nel 1757 Ludovico Luigi Vittorio di Carignano commissionò al Giovanni Battista Borra un’ ulteriore notevole trasformazione sulla base del gusto neoclassico dell’epoca, a cui si deve il rifacimento della facciata meridionale con l’aggiunta del pròtiro tetrastilo con colonne corinzie sormontate dal frontone triangolare dentellato di ispirazione palladiana e lo scalone monumentale.

Gli interventi interni, riguardarono invece il Salone d’Ercole, la Sala di Diana e l’allestimento delle stanze dell’Appartamento Cinese, decorate con preziose carte da parati in carta di riso.

L’aspetto attuale dell’edificio è  frutto, in massima parte, dei lavori di rimaneggiamento voluti nel 1832 dall’ultimo principe di Carignano, neo re di Sardegna, Carlo Alberto, il quale volle ulteriormente ampliare ed abbellire la residenza, che da quel momento in poi, cessò di essere proprietà della famiglia Savoia-Carignano per passare alla corona di Sardegna, assumendo così lo status di “residenza reale“.

I lavori furono affidati all’ingegner Ernesto Melano, che innalzò ulteriormente la struttura  e sviluppò le due grandi maniche laterali del prospetto meridionale, riproponendo il tema della cupola “a pagoda” come copertura delle due torrette angolari. La sistemazione comprese inoltre il rifacimento del piazzale e l’edificazione dei fabbricati a “C” che raccordano le nuove ali del prospetto sud ai retrostanti padiglioni della facciata settentrionale. Vennero altresì abbattuti un mulino ed alcune abitazioni che nascondevano alla vista il castello, dando così luogo all’ampia piazza davanti all’ingresso principale, in asse con il lungo e suggestivo viale alberato antistante.

Gli interni furono invece riadattati sulla base delle alle esigenze dell’epoca, affidando l’opera a Pelagio Palagi, che arredò i nuovi ambienti mantenendo la coerenza con il gusto neoclassico. Con lui collaborò l’ebanista  Gabriele Capello, detto “il Moncalvo” di cui si ricordano, tra le tante opere conservate nel castello, i preziosi intarsi che ornano gli arredi e le ante delle porte del Gabinetto Etrusco, studio personale di re Carlo Alberto.

Nel 834, la Galleria di ponente fu oggetto del lavoro di Marco Antonio Trefogli. Lo stesso la ornò con raffinate grottesche, raffiguranti frutta e volatili. Con la collaborazione di  Luigi Cinnati, realizzò inoltre ornati e arabeschi per la Sala di ricevimento e la Sala da pranzo. Per il bagno di Carlo Alberto, dipinse nelle fasce ornamentali dei motivi floreali, oltre a grottesche, anfore, conchiglie,  grifoni e cigni e nel fregio sopra il cornicione vennero inserite delle figure di draghi alternate a girali.

La sistemazione del parco fu affidata al paesaggista tedesco Xavier Kurten, che trasformò la precedente opera di Le Nôtre con un ‘impostazione romantica. Di questo periodo è anche  la costruzione della Margarìa, la cascina in stile neogotico che si trova al fondo del parco.

Proprio nei viali del parco, nell’agosto del 1840, avvenne il primo incontro tra il principe Vittorio Emanuele, futuro primo re d’Italia e la sua prima moglie, Maria Adelaide d’Asburgo-Lorena.

Nel susseguirsi degli anni, i successori di Carlo Alberto frequentarono con meno frequenza , ma, con l’avvento al trono di Vittorio Emanuele III, la residenza tornò ad essere sede delle “Reali Villeggiature“.

Nel 1903 il castello venne dotato di impianti idrici e di energia elettrica, nonchè di un ascensore Stigler e di un nuovo sistema d’illuminazione lungo  la cinta muraria. A Vittorio Emanuele III si deve anche la decorazione di una delle pareti interne dello Scalone d’Onore con la più completa raffigurazione genealogica della famiglia reale, opera di Adolfo Dalbesio.

Per venire incontro  alle  esigenze della famiglia reale, furono ammodernati alcuni locali  tra cui gli Appartamenti dei Principini e quello dei sovrani dove nel 1904, nacque l’ultimo re d’Italia Umberto II.

Una serie di importanti eventi storici si susseguirono negli anni; nel 1909 la residenza fu sede della visita dello zar Nicola II, nel 1925 si svolsero le nozze della principessa Mafalda e nel 1930, quelle del principe Umberto II che ricevette in dono la residenza.

Proprio allo stesso si deve il  reperimento presso le altre residenze sabaude di numerosi dipinti di famiglia, conservati nella Galleria dei Ritratti ed una raccolta di documentazione sulla Sindone di Torino.

Vennero in seguito restaurati alcuni blocchi di appartamenti posti al secondo piano, tra cui le sale da bagno ed il salotto della musica. Paretti e soffitti furono decorati in stile futurista da Fiore Martelli, allievo dell’illustre Giò Ponti.

Nel 1946, successivamente ai risultati di un referendum istituzionale, il castello venne chiuso e avocato allo Stato italiano. Le principesse Jolanda, Giovanna e gli eredi di Mafalda intentarono una causa sull’illegittimità della donazione del 1930 a Umberto II. Ciononostante la Corte di Cassazione decretò, nel 1972, che solo un quinto del palazzo fosse confiscabile ma che allo Stato italiano doveva essere garantito il diritto di prelazione, in caso di vendita.

Nel 1980, dopo un esilio di trentaquattro anni, Umberto II decise di vendere l’intera proprietà allo Stato con un’unica clausola: che la residenza e tutte le proprietà annesse, fossero correlati al tema della “conoscenza” e quindi, che ciò determinasse un utilizzo della dimora destinato ad attività culturali.

Riaperta nel 1994, la residenza è in gran parte visitabile ed è oggetto di costanti restauri di natura conservativa per preservare la struttura e riportare agli antichi splendori i piani nobili.
Custodisce ambienti neoclassici, fino a comprendere sale di gusto déco risalenti alla prima metà del Novecento. Restaurati con estrema cura, essi mantengono le decorazioni e gli allestimenti originali conservati nel corso dei secoli.

I più rilevanti sono senz’altro: il salone d’Ercole, la sala di Diana, l’Appartamento Cinese, la sala da pranzo, la sala da ricevimento, il celebre Gabinetto Etrusco, il gabinetto di Apollo, gli appartamenti di Carlo Alberto, Maria Teresa e Maria Adelaide e gli appartamenti dei principini.

Al secondo piano nobile si trovano invece gli appartamenti del Novecento, comprendenti la camera da letto della regina Elena, il Bagno di Umberto II ed il salotto della Musica di Maria José.

Il castello si affaccia su un imponente e suggestivo parco alla francese di 170 ettari, delimitati da un muro di cinta lungo 6 km. Alla fine del Seicento lo stesso appariva secondo il rigore geometrico datogli  dall’architetto francese André Le Nôtre, autore dei giardini della Reggia di Versailles.

Un secolo dopo, per volere della principessa Giuseppina di Lorena-Armagnac, il parco subì  una trasformazione ad opera di Giacomo Pregliasco, il quale ne riprogettò una parte offrendo così nuovi percorsi, immersi in una natura rigogliosa ed apparentemente selvaggia.

Il completamento dello stesso, in stile romantico, come tutt’oggi appare, lo si deve a Carlo Alberto, che nel 1836 affidò i lavori al paesaggista prussiano Xavier Kurten che si dedicò alla risistemazione del lago, dei viali e dei corsi d’acqua e grazie all’aggiunta di ponticelli, colline e filari d’alberi, lo trasformò in un tipico parco del XIX secolo.

A Kurten successero nella direzione del parco i fratelli Roda e sotto la loro conduzione il parco reale acquistò fama a livello europeo grazie alla vasta produzione di fiori rari e piante da frutto esotiche coltivati nei giardini e nella nuova serra voluta da Carlo Alberto.

Tra l’Ottocento e il Novecento il parco fu utilizzato in modo prevalente come riserva di caccia e come tenuta agricola, ma dal secondo conflitto mondiale in poi si verificò una certa carenza di manutenzione ed un progressivo stato di abbandono.

Alla riapertura del castello, avvenuta nel 1994, anche il parco è stato oggetto di attenti interventi di recupero, per riportarlo all’aspetto conferitogli da Kurten nell’Ottocento.

Nel 2010 il parco è stato scelto tra i primi dieci finalisti e successivamente decretato vincitore nel concorso “I parchi più belli di Italia 2010“.

Particolarmente degna di attenzione è la dacia russa che si trova all’interno del parco, una costruzione riadattata secondo i gusti dello zar Nicola II nel periodo in cui  lo stesso fu ospite a Racconigi. La struttura è sede della biblioteca del parco.

Di grande pregio è il complesso rurale della Margarìa, cascina di stile neogotico progettata dal Palagi. Essa è caratterizzata dall’integrale rivestimento in mattoni e l’ampio portico interno. Nella torre di destra del prospetto principale della Margarìa è conservato il Reposoir della Regina, con arredi in stile neogotico di Gabriele Capello. All’interno della Margarìa sorge anche l’elegante struttura delle Serre Reali, opera di Carlo Sada.

Il castello di Racconigi rappresenta oggi una delle residenze sabaude meglio conservate e vanta un’apprezzabile e suggestiva dotazione di arredi, dipinti e suppellettili ed è costantemente sede di eventi ed attività culturali.

Via Francesco Morosini, 3, 12035 Racconigi CN 

0172 84005

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